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Scarso rendimento e licenziamento disciplinare: quando è davvero legittimo

By Maggio 20, 2026 No Comments

Nel diritto del lavoro, il tema dello scarso rendimento del lavoratore rappresenta una delle questioni più delicate nella gestione dei rapporti tra datore di lavoro e dipendente. Non sempre, infatti, una prestazione lavorativa insufficiente può giustificare un licenziamento.

La giurisprudenza ha chiarito nel tempo quando lo scarso rendimento può diventare un motivo valido di licenziamento disciplinare e quali condizioni devono essere rispettate.

Cos’è lo scarso rendimento nel rapporto di lavoro

Lo scarso rendimento del lavoratore non costituisce una categoria autonoma di licenziamento, ma è considerato una forma di inadempimento contrattuale che può rientrare nel licenziamento per giustificato motivo soggettivo.

Questo tipo di licenziamento si verifica quando il lavoratore viola in modo significativo gli obblighi derivanti dal contratto di lavoro, senza però arrivare alla gravità necessaria per la giusta causa di licenziamento.

Il riferimento normativo principale è l’articolo 2104 del Codice Civile, che impone al lavoratore di svolgere la propria attività con la diligenza richiesta dalla natura della prestazione e dall’interesse dell’impresa.

Per questo motivo, non basta ottenere risultati inferiori alle aspettative: affinché lo scarso rendimento sia rilevante sul piano disciplinare, deve emergere una condotta colpevole del lavoratore, come:

  • negligenza nello svolgimento delle mansioni
  • disattenzione o trascuratezza professionale
  • mancanza di impegno nell’attività lavorativa

Quando lo scarso rendimento può portare al licenziamento

Secondo la giurisprudenza, il licenziamento per scarso rendimento è legittimo solo quando sono presenti specifici elementi oggettivi.

In particolare, devono verificarsi alcune condizioni fondamentali:

  • Rendimento inferiore rispetto ai colleghi
    La prestazione del lavoratore deve risultare significativamente inferiore rispetto a quella dei colleghi che svolgono mansioni analoghe.
  • Responsabilità del lavoratore
    Il risultato negativo deve essere imputabile al dipendente e non a fattori esterni, come problemi organizzativi, carenze aziendali o strumenti di lavoro inadeguati.
  • Persistenza nel tempo
    Lo scarso rendimento deve manifestarsi in modo continuativo e non attraverso singoli episodi isolati. È necessario quindi valutare la prestazione su un periodo di tempo apprezzabile.

La posizione della Cassazione sul licenziamento per scarso rendimento

La Corte di Cassazione ha più volte affrontato il tema, fornendo importanti chiarimenti.
Un caso significativo è rappresentato dalla sentenza n. 13625 del 2 luglio 2020, che ha ritenuto legittimo il licenziamento di un lavoratore incaricato della redazione di piani finanziari che commetteva ripetuti errori nello svolgimento della propria attività.

Secondo la Corte, tali errori non erano episodici, ma dimostravano una persistente mancanza di diligenza professionale. Pur non configurando una giusta causa, la situazione è stata ritenuta sufficiente a integrare un giustificato motivo soggettivo di licenziamento.

Onere della prova: cosa deve dimostrare il datore di lavoro

Un ulteriore chiarimento arriva dalla ordinanza della Cassazione n. 9453 del 6 aprile 2023, che ha affrontato il tema dell’onere della prova nel licenziamento per scarso rendimento.

La Corte ha stabilito che il datore di lavoro non può limitarsi a dimostrare il mancato raggiungimento degli obiettivi aziendali. Deve invece provare che il risultato negativo dipende da una condotta colpevole del lavoratore e da una violazione degli obblighi di diligenza e collaborazione.

In altre parole, il dato quantitativo della performance non è sufficiente: è necessario dimostrare anche l’elemento qualitativo della colpa.

Come devono comportarsi le aziende

Alla luce degli orientamenti giurisprudenziali, il licenziamento per scarso rendimento non può essere utilizzato come strumento automatico di gestione della produttività.

Le imprese dovrebbero invece:

  • adottare sistemi chiari di valutazione delle performance
  • monitorare nel tempo le prestazioni dei lavoratori
  • utilizzare strumenti correttivi prima del licenziamento, come richiami disciplinari o percorsi di miglioramento

Questo approccio consente di evitare contenziosi e di dimostrare l’esistenza di un inadempimento effettivo e documentato.

Conclusioni

La giurisprudenza italiana tende a garantire un equilibrio tra esigenze organizzative dell’impresa e tutela del lavoratore. Il licenziamento per scarso rendimento è considerato legittimo solo quando esiste un inadempimento concreto, dimostrabile e imputabile al dipendente.

Per questo motivo, rappresenta una misura estrema, applicabile solo quando la carenza nella prestazione lavorativa è stabile, significativa e riconducibile a una condotta negligente del lavoratore.