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Legge di Bilancio 2026: Tutto quello che devi sapere

By Febbraio 9, 2026 No Comments

La Legge di Bilancio è l’atto principale con cui lo Stato pianifica l’economia per l’anno a venire, decidendo come reperire risorse e dove investirle.
Per il 2026, la manovra punta a ridisegnare il fisco e il lavoro con misure che toccano direttamente imprese e famiglie.

Contributo di 2 euro sulle importazioni

La Legge di Bilancio 2026 introduce un nuovo onere per le spedizioni di modico valore provenienti da Paesi Extra-UE, stabilendo un contributo di 2 euro per ogni pacco con valore dichiarato non superiore a 150,00 euro. Questa misura mira a coprire le crescenti spese amministrative e doganali legate al boom dell’e-commerce globale. Il contributo ha un ambito oggettivo molto vasto: si applica infatti a prescindere dal tipo di transazione, colpendo sia gli acquisti online dei consumatori finali (B2C) e degli operatori commerciali (B2B), sia le spedizioni tra privati senza scopo commerciale.

L’elemento centrale è la definizione di “spedizione”, intesa come l’insieme dei beni inviati simultaneamente dallo stesso speditore al medesimo destinatario con un unico contratto di trasporto. Sotto il profilo soggettivo, il debitore è il dichiarante doganale; se si utilizza la dichiarazione ordinaria, la soglia dei 150 euro si calcola sul valore doganale imponibile ai fini del dazio, mentre per le dichiarazioni semplificate si guarda al valore intrinseco della merce. Per quanto riguarda i pagamenti, i dichiaranti che operano su base periodica dovranno adeguare le proprie garanzie finanziarie entro febbraio 2026, con un sistema di versamenti quindicinali. In questa prima fase di applicazione, il processo si baserà su un’autodichiarazione del contribuente, ma richiede un monitoraggio costante per evitare blocchi doganali o sanzioni dovute a garanzie insufficienti.

Novità in materia di locazioni turistiche

Il legislatore interviene con decisione sul mercato degli affitti brevi, abbassando la soglia che separa l’attività occasionale da quella professionale. Fino al 2025 era possibile gestire fino a quattro appartamenti con il regime della cedolare secca; dal 2026, la presunzione assoluta di imprenditorialità scatterà già dal terzo appartamento destinato alla locazione breve nello stesso periodo d’imposta. Questo significa che chi loca tre o più immobili sarà considerato automaticamente un imprenditore ai sensi dell’art. 2082 c.c., perdendo i benefici fiscali del regime forfettario e dovendo adempiere agli obblighi tipici della partita IVA.

È fondamentale però precisare i criteri di conteggio: la norma parla di “appartamenti” e non di stanze, quindi affittare tre stanze diverse all’interno di un unico immobile non fa scattare la soglia. Inoltre, la presunzione riguarda esclusivamente le locazioni brevi; i contratti ordinari (come i 4+4 o i 3+2) restano esclusi dal computo. La verifica della soglia è ancorata al singolo contribuente e non all’immobile stesso: ad esempio, un proprietario che dà in comodato un bene a un terzo (il quale poi lo loca brevemente) non dovrà conteggiare quell’unità nel proprio limite personale. La novità non tocca le aliquote della cedolare secca, ma ne restringe il campo d’azione, obbligando molti piccoli locatori a una scelta strategica: ridurre il numero di immobili messi a reddito o strutturarsi come vera e propria impresa turistica.

Rottamazione-Quinquies

La nuova edizione della definizione agevolata rappresenta un’importante opportunità per i contribuenti che intendono regolarizzare le cartelle esattoriali affidate all’agente della riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023. Il vantaggio principale risiede nell’abbattimento totale delle sanzioni, degli interessi di mora e dell’aggio, lasciando al debitore l’obbligo di versare solo il capitale originario e le spese per le procedure esecutive o di notifica. Possono rientrare nella misura i debiti derivanti da omessi versamenti di imposte (dichiarazioni annuali o accertamenti 36-bis/ter) e contributi INPS, comprese le multe per violazioni del Codice della Strada. Tuttavia, restano esclusi i debiti derivanti da attività di accertamento e quelli relativi alla precedente Rottamazione-quater che risultino regolarmente in regola al 30 settembre 2025. Per aderire, occorre presentare domanda telematica entro il 30 aprile 2026, indicando se si intende pagare in un’unica soluzione (entro il 31 luglio 2026) o in un massimo di 54 rate bimestrali spalmate su circa nove anni.

È importante notare che l’adesione comporta la sospensione di eventuali giudizi in corso, che si estingueranno definitivamente solo con il pagamento della prima rata.
Attenzione alla decadenza: il mancato o insufficiente versamento di anche solo due rate (o dell’ultima) farà svanire i benefici, riportando in vigore il debito originario comprensivo di tutte le sanzioni e gli interessi precedentemente stralciati.

Assegnazione di beni agevolati ai soci

La Legge di Bilancio 2026 conferma una delle misure più attese per la gestione del patrimonio societario: l’assegnazione agevolata di beni immobili e mobili registrati ai soci. Questa disciplina consente a SNC, SAS, SRL e SPA di trasferire ai soci beni che non sono strumentali all’attività d’impresa, pagando un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’IRAP pari all’8% sulla plusvalenza realizzata (che sale al 10,5% per le società non operative). Un grande vantaggio competitivo di questa misura è la possibilità di calcolare la plusvalenza basandosi sul valore catastale dell’immobile anziché sul suo valore normale di mercato, spesso molto più elevato. Per accedere al beneficio, i soci devono risultare iscritti nel libro soci già alla data del 30 settembre 2025, o entro gennaio 2026 se muniti di titolo con data certa anteriore.

La trasformazione in società semplice è un’ulteriore opzione agevolata prevista per le società che gestiscono beni immobili. Sotto il profilo finanziario, il pagamento dell’imposta sostitutiva è dilazionato in due rate: il 60% entro il 30 novembre 2026 e il restante 40% entro il 30 giugno 2027. Questa operazione permette alle imprese di “ripulire” il bilancio da asset non produttivi e ai soci di acquisire la proprietà personale degli immobili con un carico fiscale estremamente ridotto rispetto a una compravendita ordinaria o a una distribuzione di dividendi in natura, favorendo una ristrutturazione patrimoniale efficiente.

Legge di Bilancio 2026: le principali novità in materia di lavoro, previdenza e fisco

L’intervento in materia di lavoro per il 2026 si concentra sulla stabilizzazione dei contratti e sul sostegno al reddito familiare in un’ottica di medio-lungo periodo. Le imprese che assumono a tempo indeterminato (o trasformano contratti a termine) giovani, donne svantaggiate o lavoratori nel Mezzogiorno possono beneficiare di un esonero contributivo parziale per 24 mesi. Sul fronte fiscale, la riforma IRPEF diventa strutturale con la riduzione dell’aliquota del secondo scaglione al 33% per i redditi fino a 50.000 euro, garantendo risparmi medi fino a 440 euro annui per i lavoratori in quella fascia. Per contrastare l’inflazione, è prevista una tassazione agevolata al 5% sugli aumenti retributivi derivanti dai rinnovi contrattuali del triennio 2024-2026, limitata ai lavoratori con reddito annuo inferiore a 33.000 euro. Sul fronte della genitorialità, si potenziano i congedi parentali (estesi fino ai 14 anni del figlio) e i permessi per malattia, mentre le assunzioni di madri con almeno tre figli minorenni godono di un esonero contributivo totale fino a 8.000 euro annui.

Infine, la previdenza complementare vede un innalzamento del tetto di deducibilità a 5.300 euro. Queste misure richiedono ai datori di lavoro un’attenta gestione amministrativa e una corretta applicazione dei flussi in busta paga per massimizzare i benefici per i dipendenti e ridurre il cuneo fiscale aziendale.

TFR e Fondo Tesoreria INPS: dal 2026 cambia la soglia dimensionale per le imprese

A partire dal 1° gennaio 2026, la gestione del Trattamento di Fine Rapporto subisce una modifica strutturale che trasforma l’obbligo di versamento al Fondo Tesoreria INPS da criterio statico a dinamico. Se fino ad oggi l’obbligo era cristallizzato alla situazione dimensionale delle aziende al 2006, la nuova normativa impone il versamento del TFR maturando per tutte le imprese che superano determinate soglie medie annue di occupati.

Per il biennio 2026-2027 la soglia è fissata a 60 addetti, scenderà a 50 nel 2028 e arriverà a 40 dal 2032. Il calcolo della media annua deve includere tutti i lavoratori subordinati, con i part-time ponderati pro-quota oraria. Parallelamente, dal 1° luglio 2026, viene rafforzato il meccanismo del “silenzio-assenso” per la previdenza complementare: i nuovi assunti che non esprimeranno una scelta esplicita entro 60 giorni vedranno il proprio TFR confluire automaticamente nei fondi pensione contrattuali.

Per le aziende, questo significa un duplice onere: da un lato il monitoraggio costante della propria forza lavoro per verificare il superamento delle soglie INPS, dall’altro un nuovo obbligo informativo verso i lavoratori sul destino del loro TFR. Il mancato adeguamento ai flussi UniEmens in caso di superamento della soglia o l’errata gestione dell’adesione automatica possono generare sanzioni e complessità contabili nei conguagli contributivi mensili.