Tra i temi più rilevanti: le regole per l’assunzione di lavoratori stranieri, con indicazioni pratiche per le imprese italiane; la disciplina fiscale delle locazioni brevi, con nuovi obblighi amministrativi e il codice identificativo nazionale (CIN); e la delega unica, con tutte le novità in vigore dal prossimo 8 dicembre 2025.
Approfondiamo anche il mondo delle start-up innovative, illustrando requisiti, agevolazioni e incentivi per favorire la crescita delle nuove imprese in Italia. Infine, esploriamo le ultime novità in materia di compliance 231 e intelligenza artificiale e il nuovo sistema di controllo degli enti del Terzo Settore, completando così una panoramica completa delle principali novità normative per professionisti e aziende.
Assunzione lavoratori stranieri: quali sono i criteri da seguire?
Le aziende italiane possono assumere lavoratori provenienti dall’Unione Europea (UE) e da Paesi extra UE, seguendo regole diverse a seconda della provenienza. Ma quali sono i criteri da rispettare e a cui prestare attenzione quando si assumono lavoratori stranieri?
Lavoratori comunitari (UE)
I cittadini UE e quelli di Svizzera, Norvegia, Islanda, Liechtenstein e San Marino possono essere assunti liberamente senza permessi o quote. Sono necessari solo documento d’identità e codice fiscale. Hanno gli stessi diritti contrattuali dei lavoratori italiani e possono soggiornare in Italia fino a tre mesi senza formalità; oltre questo periodo devono lavorare, studiare o avere risorse economiche e assicurazione sanitaria. Dopo cinque anni è possibile ottenere il soggiorno permanente. I cittadini britannici residenti prima del 31 dicembre 2020 mantengono i diritti acquisiti.
Lavoratori extra UE
I cittadini extra UE devono avere un permesso di soggiorno valido. L’ingresso può avvenire entro le quote del Decreto Flussi o fuori quota per categorie specifiche come lavoratori altamente qualificati, dirigenti, nomadi digitali, Carta Blu UE, ricongiungimenti familiari e investitori. È vietato impiegare lavoratori senza permesso valido, mentre chi ha il permesso scaduto può lavorare solo se ha richiesto il rinnovo nei tempi previsti e possiede la ricevuta della domanda.
Locazioni brevi: guida pratica e obblighi principali
Le locazioni brevi, secondo l’art. 4 del DL 50/2017, convertito con la Legge 96/2017, sono contratti di affitto di immobili ad uso abitativo stipulati da persone fisiche, al di fuori dell’attività d’impresa, con durata massima di 30 giorni. Possono essere gestite direttamente dal locatore o tramite intermediari e portali telematici.
I contratti di locazione inferiori a 30 giorni non hanno l’obbligo di registrazione, a condizione che la durata complessiva dei contratti tra lo stesso locatore e conduttore non superi tale limite nel corso dell’anno.
Questa normativa mira a garantire trasparenza fiscale, tracciabilità e sicurezza. Il rispetto degli obblighi fiscali, informativi e di sicurezza permette di valorizzare il patrimonio immobiliare senza incorrere in sanzioni.
Cedolare secca, CIN e obblighi per gli intermediari
Per le locazioni brevi, anche non soggette a registrazione, è possibile optare per la cedolare secca, con aliquota del 21% sulla prima unità immobiliare e 26% sulle ulteriori, da indicare in dichiarazione dei redditi o tramite modello RLI in caso di registrazione. Gli intermediari e i portali telematici che gestiscono tali contratti sono tenuti a trasmettere annualmente, entro il 30 giugno dell’anno successivo, i dati dei contratti conclusi e ad applicare una ritenuta del 21% sui corrispettivi lordi qualora incassino o intervengano nei pagamenti.
In base al DL 145/2023, ogni unità immobiliare destinata a locazione breve deve essere dotata di un Codice Identificativo Nazionale (CIN), da esporre all’esterno e da indicare in ogni annuncio: la mancata indicazione comporta sanzioni da 800 a 8.000 euro. Tutti gli immobili devono inoltre rispettare gli obblighi di sicurezza degli impianti, prevedendo rilevatori di gas e monossido di carbonio e la presenza di estintori a norma, con sanzioni da 600 a 6.000 euro in caso di violazione.
Infine, chi destina più di quattro immobili alle locazioni brevi è considerato imprenditore e deve presentare la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) allo SUAP competente, pena sanzioni da 2.000 a 10.000 euro.
8 dicembre 2025: le novità sulla delega unica
La Delega Unica agli Intermediari, operativa dall’8 dicembre 2025 (Art. 21, D. Lgs. n. 1/2024), semplifica gli adempimenti fiscali consentendo agli intermediari abilitati di operare su più servizi digitali con un unico incarico, superando la frammentazione delle deleghe precedenti. Può essere attribuita a un massimo di 2 intermediari contemporaneamente e copre quattro aree principali: consultazione del cassetto fiscale, gestione della fatturazione elettronica e corrispettivi telematici, dati ISA e CPB, e servizi di riscossione dell’Agenzia delle Entrate.
L’attivazione avviene tramite tre modalità:
- Invio diretto del contribuente tramite SPID, CIE o CNS.
- Trasmissione da parte dell’intermediario con file XML firmato digitalmente.
- Servizio web dell’intermediario, disponibile in una fase successiva, non utilizzabile da titolari di partita IVA o soggetti privi di partita IVA.
Le deleghe hanno validità fino al 31 dicembre del quarto anno successivo, con possibilità di rinnovo, revoca o rinuncia, e tutte le operazioni sono notificate tramite l’App IO. Le vecchie deleghe restano valide fino alla scadenza naturale, ma non oltre il 28 febbraio 2027, e vengono automaticamente revocate se si conferisce una nuova delega.
La Delega Unica rappresenta un passo importante verso la digitalizzazione e semplificazione fiscale, migliorando efficienza, trasparenza e gestione dei servizi telematici, ma richiede attenzione nella fase di adeguamento tecnico e organizzativo.
Start-up innovative: incentivi e agevolazioni
Le start-up innovative e le PMI in fase di avvio hanno acquisito un ruolo centrale nell’economia italiana, supportate da incentivi nazionali e UE volti a favorire innovazione, crescita e accesso a finanziamenti agevolati. Le start-up innovative devono essere società di capitali (anche cooperative), non quotate, iscritte nella Sezione Speciale del Registro delle Imprese, e operare in settori tecnologici e digitali, rispettando requisiti cumulativi (micro o PMI, meno di 5 anni di attività, sede in Italia o UE, produzione annua ≤5 milioni di euro, non distribuire utili, alto contenuto tecnologico) e alternativi (spese in R&S ≥15%, personale qualificato o titolarità di brevetti/software).
Sono previste agevolazioni camerali (esonero da imposta di bollo, diritti di segreteria e diritto annuale) e agevolazioni societarie (riduzione del capitale per perdite, regole semplificate per SRL, strumenti finanziari partecipativi).
Le start-up innovative costituiscono un pilastro per la crescita economica e tecnologica, ma richiedono pianificazione e gestione accurata.
Approfondiremo questo tema in un articolo dedicato, che sarà online nelle prossime settimane, per offrire una visione più completa dell’argomento.
Intelligenza Artificiale e Modelli 231: cosa c’è da sapere
La Legge 132/2025 introduce importanti novità nella governance e nella responsabilità degli enti ai sensi del D.Lgs. 231/2001, in relazione all’uso dei sistemi di intelligenza artificiale (IA). La legge promuove un utilizzo umano-centrico, trasparente e responsabile dell’IA, definendo criteri di imputazione della responsabilità penale delle persone fisiche e amministrativa degli enti, e prevedendo nuove fattispecie come la diffusione illecita di contenuti generati o manipolati tramite IA e aggravanti per reati tradizionali commessi con sistemi IA.
Gli enti devono aggiornare il proprio Modello 231, integrando i rischi derivanti dall’uso dell’IA nei processi sensibili e adottando misure organizzative specifiche, tra cui:
- Policy interne e protocolli dedicati all’IA, auditing, supervisione umana e verifica degli algoritmi.
- Nomina di figure responsabili dell’IA e formazione mirata per il personale.
- Aggiornamento di Codice Etico, procedure interne e contratti con fornitori per includere principi di responsabilità digitale e compliance con la Legge 132/2025.
L’obiettivo è creare una cultura della responsabilità digitale, anticipando rischi normativi, organizzativi e reputazionali legati all’IA, trasformando il Modello 231 da strumento di prevenzione dei “reati classici” a vero presidio di governance dell’innovazione tecnologica.
Vigilanza e controllo sugli Enti del Terzo Settore
Con la pubblicazione del Decreto del Ministero del Lavoro del 7 agosto 2025 (Gazzetta Ufficiale 15 settembre 2025), entra in vigore un quadro organico di vigilanza e controllo sugli Enti del Terzo Settore (ETS) iscritti al RUNTS, completando la riforma del settore. Il decreto introduce un modello di vigilanza partecipata, basato su criteri di sussidiarietà, trasparenza e proporzionalità, affidando il controllo non solo agli uffici del RUNTS, ma anche, previa autorizzazione ministeriale, alle Reti Associative Nazionali (RAN) e ai Centri di Servizio per il Volontariato (CSV).
Sono soggetti a verifica tutti gli ETS (escluse cooperative sociali, imprese sociali e società di mutuo soccorso) per accertare: requisiti di iscrizione, perseguimento delle finalità civiche e rispetto degli obblighi statutari e informativi. I controlli si distinguono in ordinari (triennali, anche affidabili a CSV/RAN) e straordinari (di competenza esclusiva del RUNTS).
Ogni soggetto autorizzato deve redigere un programma triennale dei controlli, e i controlli saranno condotti da incaricati qualificati con competenze specifiche in materia non profit e requisiti di indipendenza, iscritti a un elenco pubblico e soggetti a formazione periodica. Gli ETS dovranno regolarizzare eventuali irregolarità entro 30-90 giorni, e i verbali ufficiali saranno approvati entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto.
Il decreto rafforza trasparenza e credibilità degli ETS verso cittadini, donatori e istituzioni, ma richiede uno sforzo organizzativo significativo da parte di CSV e RAN.