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Nuova fiscalità del Terzo settore: cosa cambia per gli ETS dal 1° gennaio 2026

By Marzo 25, 2026 No Comments

Dal 1° gennaio 2026, entra in vigore la nuova disciplina fiscale per gli Enti del Terzo Settore (ETS), con effetti significativi sulla gestione operativa e contabile. Dopo anni di attesa e sperimentazioni, il Codice del Terzo Settore (CTS) passa alla fase di applicazione concreta, introducendo criteri chiari per la qualificazione fiscale, il test di non commercialità e i regimi agevolativi, con particolare attenzione a ODV e APS.

Il fulcro della riforma è un approccio coerente e trasparente tra ricavi e costi, riducendo al contempo gli oneri amministrativi per gli enti di piccole dimensioni.

RUNTS: iscrizione obbligatoria e transizione ONLUS

L’iscrizione al RUNTS non è più un semplice adempimento formale: diventa il presupposto per acquisire la qualifica di ETS e beneficiare del trattamento fiscale dedicato.

Per le ONLUS, la transizione richiede attenzione a:

  • Adeguamenti statutari;
  • Verifica dei requisiti soggettivi;
  • Corretta collocazione nella sezione del RUNTS;
  • Predisposizione di bilanci coerenti con la nuova normativa.

Consiglio pratico: nei primi mesi del 2026, gli ETS devono accelerare su governance, rendicontazione e tracciabilità delle entrate per essere compliant.

Attività ETS: interesse generale, attività diverse e raccolta fondi

Il CTS distingue tre categorie operative principali:

  1. Attività di interesse generale – da svolgere in via esclusiva o principale, con finalità civiche, solidaristiche o sociali;
  2. Attività diverse – ammesse solo se secondarie e strumentali;
  3. Raccolta fondi – modalità di finanziamento dell’attività istituzionale, soggetta a trasparenza e rendicontazione.

Il principio di assenza di scopo di lucro si applica anche a compensi, benefici e condizioni contrattuali, che devono rispettare criteri di congruità e comparabilità di mercato.

Il test di non commercialità: equilibrio tra ricavi e costi

Le attività di interesse generale sono considerate non commerciali se:

  • Svolte a titolo gratuito; oppure
  • Svolte dietro corrispettivi che non superano i costi effettivi.

Il CTS introduce una tolleranza: uno scostamento limitato tra ricavi e costi è ammesso per un numero massimo di esercizi consecutivi, oltre il quale l’attività rischia di essere riqualificata come commerciale.

Per enti di piccole dimensioni, la non commercialità può essere valutata con criteri più semplificati.

Implicazione pratica: la fiscalità ETS diventa un tema di controllo di gestione, con attenzione all’imputazione dei costi e alla documentazione dei criteri di allocazione.

Attività diverse: limiti quantitativi come “guardrail”

Le attività diverse devono rimanere secondarie e strumentali. I limiti quantitativi servono da veri e propri guardrail per garantire la coerenza del modello ETS.

Gestione operativa consigliata:

  • Classificare correttamente i proventi;
  • Costruire un piano economico coerente con le soglie;
  • Verificare periodicamente l’andamento dei ricavi, soprattutto se l’attività diversa è significativa.

Un superamento delle soglie può influire su qualificazione fiscale, obblighi contabili e tassazione.

Raccolta fondi e contributi pubblici: due aree critiche

Raccolta fondi

  • Distinguere tra iniziative episodiche e campagne strutturate;
  • Rendicontare con trasparenza corrispettivi e cessioni di beni/servizi.

Contributi pubblici

  • Verificare la connessione tra contributo e attività di interesse generale;
  • Analizzare eventuali obblighi sinallagmatici;
  • Rendicontare in coerenza con i costi effettivi.

Focus: la corretta qualificazione dei flussi economici è fondamentale per evitare criticità in sede di controllo.

Regimi forfetari: semplificazione per ODV e APS

Il CTS prevede regimi forfetari per semplificare la gestione fiscale, soprattutto per ETS con attività commerciali accessorie:

  • Regime generale per ETS non commerciali;
  • Regime speciale per ODV e APS per attività commerciali accessorie.

Operatività consigliata: verificare soglie di ricavi, applicare coefficienti di redditività e confrontare la convenienza con altri regimi fiscali

IVA: riclassificazione e fatturazione

L’IVA rimane un tema tecnico critico per gli ETS. Dal 2026 è necessario:

  • Applicare correttamente il regime IVA alle operazioni;
  • Effettuare eventuali rettifiche;
  • Allineare contratti, convenzioni e qualificazione IVA delle prestazioni.

Implicazione pratica: fatturazione e contrattualistica devono integrare IVA, IRES e qualificazione delle attività.

Check-list operativa 2026: cosa fare subito

  1. Verifica RUNTS: sezione, requisiti, coerenza statutaria e documentale.
  2. Mappatura delle attività: interesse generale, diverse, raccolta fondi.
  3. Monitoraggio non commercialità: controllo costi/ricavi e gestione scostamenti.
  4. Scelta del regime fiscale: simulazioni su regimi forfetari e confronto con determinazione analitica.
  5. IVA e fatturazione: revisione delle casistiche e procedure interne.

Il 2026 segna un vero cambio per la fiscalità degli ETS. La compliance richiede pianificazione, governance strutturata e attenzione ai flussi economici. Prepararsi subito significa evitare criticità e sfruttare appieno le opportunità dei nuovi regimi fiscali.