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Riforma fiscale 2026 e Terzo settore: cosa cambia per ETS, associazioni e sport dilettantistico

By Marzo 5, 2026 No Comments

La riforma fiscale 2026, attuata in attuazione della legge delega n. 111/2023, rappresenta un passaggio strutturale per il Terzo settore. Non si tratta di semplici ritocchi normativi, ma di un riordino che ridefinisce il rapporto tra qualificazione giuridica degli enti, accesso alle agevolazioni fiscali e disciplina tributaria applicabile.

Dal 2026 il nuovo assetto entrerà pienamente a regime, con effetti rilevanti per Enti del Terzo Settore (ETS), associazioni che resteranno fuori dal RUNTS e associazioni sportive dilettantistiche.

Un nuovo modello: meno regimi speciali, più sistema

Il cuore della riforma è il superamento della frammentazione normativa che ha caratterizzato il non profit negli ultimi anni. Il nuovo assetto ruota attorno a due pilastri fondamentali:

  • il Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017), come riferimento unitario civilistico e fiscale;
  • il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS), che diventa la condizione necessaria per accedere alle agevolazioni fiscali e al cinque per mille.

Parallelamente, la riforma fiscale introduce nuovi Testi Unici, rivede le esenzioni IVA, razionalizza le aliquote e rafforza i meccanismi di autoliquidazione, con l’obiettivo di rendere il sistema più coerente anche in chiave europea.

ETS e RUNTS: l’accesso alle agevolazioni dal 2026

Per gli enti iscritti al RUNTS, dal 2026 si applicherà pienamente la disciplina a regime del Codice del Terzo settore. Ciò comporta:

  • accesso ai regimi fiscali agevolati previsti dal CTS (imposte dirette, IVA e tributi indiretti);
  • possibilità di beneficiare del cinque per mille, destinato progressivamente ai soli enti iscritti;
  • obbligo di adeguamento di statuti, governance e sistemi contabili.

Particolare attenzione dovrà essere posta alla gestione IVA, che diventa sempre più una scelta strategica. La distinzione tra attività di interesse generale e attività diverse richiederà una mappatura puntuale delle operazioni e una valutazione consapevole dell’opzione per l’imponibilità.

Associazioni fuori dal RUNTS: quali conseguenze

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda le associazioni che non entreranno nel RUNTS. Con l’abrogazione definitiva delle discipline previgenti, tali enti resteranno qualificabili come enti non commerciali “generici”, ma senza i benefici fiscali propri del Terzo settore.

Le principali conseguenze saranno:

  • applicazione delle regole fiscali ordinarie, senza decommercializzazioni specifiche;
  • maggiore esposizione a IVA e imposte dirette sulle attività a pagamento;
  • perdita dell’accesso al cinque per mille e possibile riduzione dell’attrattività verso donatori e finanziatori.

In questo contesto, la trasparenza contabile e la corretta qualificazione delle attività istituzionali diventano elementi essenziali.

Associazioni sportive dilettantistiche: una scelta delicata

Le ASD si trovano davanti a una doppia sfida: da un lato la riforma dello sport, dall’altro la riforma fiscale. L’eventuale iscrizione al RUNTS consente l’accesso ai regimi ETS, ma richiede un attento coordinamento tra attività sportive, attività di interesse generale e attività commerciali, soprattutto sotto il profilo IVA.

Le ASD che resteranno fuori dal RUNTS continueranno ad applicare le regole generali e i regimi sportivi residui, che saranno comunque oggetto di revisione, con il rischio di una progressiva riduzione dei vantaggi fiscali storicamente riconosciuti.

Conclusioni

Dal 2026, la scelta tra iscrizione al RUNTS o permanenza fuori dal perimetro del Terzo settore diventa una decisione strategica, con impatti diretti su fiscalità, governance, sostenibilità economica e rapporti con finanziatori pubblici e privati.

Prepararsi per tempo, attraverso analisi di convenienza e valutazioni operative, è fondamentale per affrontare il nuovo scenario con consapevolezza.